Malanni di stagione: proteggere la gola con la Propoli

Come nasce la propoli…

Il nome Propoli deriva dal greco: pro (davanti) e polis (città) ovvero “davanti alla città”. Le api la utilizzano per difendere la loro città (l’alveare) dai pericoli che possono minacciarla: malattie e predatori.
In primavera quando le gemme, di alcuni alberi, cominciano a manifestare il loro turgore a causa della montata della nuova linfa, le api bottinatrici fanno di tutto per staccare da ogni gemma una gocciolina di sostanza resinosa di gradevole odore, che aderisce su ognuna di esse.

L’ape propolifera cerca con le antenne la zona più ricca di gommoresine indi si attacca alla massa con le mandibole, ritirandosi con la testa alzata sino a quando la particella scelta si allunga a filo e si spezza. Con le zampe trasporta la resina nelle tasche da polline, dopo averla masticata e resa plastica. La propoli così raccolta è introdotta nell’alveare dove, dopo averla ulteriormente lavorata impastandola con cera, viene utilizzata per rinforzare i favi, sterilizzare i reparti e le celle, riparazioni varie e per impedire fenomeni putrefattivi.

I principali alberi da cui le api prelevano la propoli sono rappresentati da varie conifere tra i quali il pino, l’abete e l’abete rosso; probabilmente la fonte più importante è il pioppo, ma anche betulla, ippocastano, ontano e frassino.

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